Tomba di Virgilio

Nei pressi dell’ingresso della Grotta di Posillipo, sullo sfondo suggestivo del Parco Virgiliano, si erge il monumento comunemente identificato come Tomba di Virgilio: una costruzione sepolcrale di età augustea, composta da un tamburo cilindrico su base quadrata in opera cementizia, con dieci nicchie aperte sulla parete destinate alle olle cinerarie. Sul monumento, considerato il luogo della sepoltura del poeta sin dal XIV secolo, compaiono due iscrizioni: una in cui Petrarca invita il viandante a fermarsi accanto alla Tomba di Virgilio; l’altra, collocatavi nel Cinquecento, reca il distico tradizionalmente attribuito allo stesso Virgilio (Mantua me genuit, calabri rapuere, tenet nunc/ Parthenope: cecini pascua,rura. duces).

Publio Virgilio Marone nacque nel 70 a.C. ad Andes, nei pressi di Mantovava, da un piccolo proprietario terriero che gli trasmise l’amore per il mondo agreste filo conduttore della sua poesia. Timido e di salute cagionevole, dopo aver studiato a Cremona, dove prese la toga virile, si trasferì a Milano e quindi a Roma: nell’Urbe ebbe modo di entrare in contatto con personaggi che avrebbero fatto la storia., come Marc’Antonio ed Ottaviano. Giunto a Napoli si dedicò agli studi filosofici della scuola di Sirone., e conobbe Vario e Tucca, i due amici che avrebbero curato la pubblicazione del suo capolavoro: l’Eneide. Di nuovo a Roma compose le Bucoliche, a cui dopo qualche anno seguirono le Georgiche.

Dal quel momento in poi si dedicò al suo componimento del poema sulle origini di Roma, incentrato sulle vicende di Enea. Tornato in Italia dopo un viaggio in Asia, già in precarie condizioni di salute, morì nel 19 a.C.: secondo la tradizione la morte avvenne a Brindisi ed il corpo fu traslato a Napoli e sepolto sulla via di Pozzuoli.

La popolarità che l’aveva accompagnato in vita, dopo la morte gli valse addirittura la fama di mago, tanto che nel Medioevo i napoletani giunsero a venerarlo come un vero e proprio patrono, al pari degli spiriti familiari che a Napoli vengono chiamati “monacelli”. La stessa Grotta che si apre nella sua presunta tomba, si dice che fu realizzata dal poeta con l’ausilio degli spiriti soprannaturali, sapientemente orientata in modo tale da ricevere luce durante tutto l’arco del giorno.

Le molte favole affondano le radici in un mondo, quello napoletano, da sempre alla ricerca di una magia rassicurante. Ma anche i dotti si dedicarono a rileggere la sua opera in chiave allegorica, cercandovi richiami, allusioni e profezie al cristianesimo e alla venuta di Cristo, mentre Dante Alighieri lo scelse come guida spirituale della sua Commedia, simbolo della scienza umana che conduce gli uomini ai massimi traguardi possibili. Rimane infine il messaggio di un uomo che in vita amò la pacatezza, la modestia e la capacità di credere nel proprio destino, e che dopo la morte fu trasformato in un essere leggendario. (A.P.)