Omaggio a Leopardi

Giacomo Leopardi (1798-1837) arrivò a Napoli nel 1833, quando era già poeta acclamato, segnato da un’esistenza difficile e colma di sofferenze. Alternando fughe, a Milano nel 1825 e qualche anno dopo a Bologna al desiderio di ritorna nella natia Recanati, in questi anni aveva composto una delle sue poesie più nota come A Silvia, Il sabato del villaggio e l’invito.

Intanto, nel 1831, erano stati editi per la prima volta i Canti, gli splendidi versi composti durante il periodo fiorentino, animati da una grande forza e da un’innovativa tensione lirica. La nuova poesia era pervasa da un sentimento di morte e di rassegnazione; il poeta, consapevole del proprio declino fisico e del crollo dell’ultima illusione d’amore, accettava in pieno il peso della realtà.

Il soggiorno a Napoli, nel pittoresco scenario della campagna vesuviana, lo rinvigorì nel fisico e nello spirito: di quel periodo sono infatti le sue ultime liriche, Il tramonto della luna e La ginestra. Ma fu solo una breve parentesi. Morì a Napoli il 14 giugno del 1837, assistito dagli amici di sempre e da Paolina Ranieri, mentre nella città imperversava una gravissima epidemia di colera.

Inizialmente sepolto nella chiesa di S. Vitale a Fuorigrotta, nel 1939 le sue spoglie furono traslate nello splendido Parco Virgiliano a Mergellina, in un monumento posto a pochi passi dalla suggestiva Grotta di Posillipo e dalla terrazza affacciata su Napoli.