Crypta Neapolitana

La Cripta Neapolitana fu aperta nel I secolo a.C., quando nel periodo delle guerre civili, la zona flegrea assunse grande importanza strategica e si rese necessaria una linea di comunicazione fra Neapolis e Puteoli. Secondo la testimonianza di Strabone i lavori furono diretti dal liberto L. Cocceio Aucto, originario forse della zona flegrea, a cui si devono anche altri lavori collegati agli impianti militari della zona.

Il primo restauro della Crypta di cui si ha notizia è quello compiuto da Alfonso d’Aragona nel 1455, che portò all’abbassamento del piano stradale sia in corrispondenza del piano stradale sia in corrispondenza dell’ingresso orientale che di quello occidentale, come si percepisce ancor oggi dalla parte di via della Grotta Vecchia, a Fuorigrotta.

Il bassorilievo raffigurante il dio Mithra (oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli), ritrovato durante i lavori, ha fatto ipotizzare che la Crypta fosse adibita a luogo di culto già nell’antichità.

Il ricordo di questi culti misterici si è forse tramandato nella memoria superstiziosa del popolo, che ha sempre guardato alla Grotta come un luogo magico e misterioso.

Nel 1548 la Cripta fu pavimentata per volere del Vicerè Don Pedro de Toledo; un ulteriore restauro fu ordinato nel 1748 da Carlo di Borbone, mentre ai primi del secolo successivo Giuseppe Bonaparte assicurò alla galleria un’illuminazione permanente impiantandovi una doppia fila di fanali. Alla destra dell’ingresso ha inizio la gradinata che conduce alla cosiddetta Tomba di Virgilio. Dopo la prima rampa si può osservare un cunicolo dell’acquedotto romano del Serino. In questo punto il ramo principale dell’antico condotto attraversava il pendio della collina fiancheggiando in galleria la Crypta Neapolitana.

Il condotto, reso in parte accessibile da una frana del costone, è scavato interamente nel tufo e corre circa 50 cm. al di sopra dell’originario piano stradale. Ben conservato, all’interno del breve tratto oggi percorribile, appare il rivestimento delle pareti in spesso cocciopesto, comunemente utilizzato in antico per rendere impermeabili le superfici che venivano a contatto con l’acqua. La creazione del condotto è contemporanea, di poco posteriore, all’apertura della Cyipta. Il monumentale acquedotto (lungo circa 96 km.) fu infatti concepito e realizzato in età augustea, nell’ambito di un vasto programma di approvvigionamento idrico volto teso a rispondere soprattutto alle crescenti esigenze del porto commerciale di Puteoli e a quelle della flotta di Miseno, istituito proprio da Augusto (27 a.C. – 14 d.C.) cripta neapolitana.

Non di rado alcuni luoghi conservano un fascino incancellabile, in grado di resistere alle offese del tempo e degli uomini. Uno di questi è senz’altro il sito dove stiamo passeggiando, una parentesi felice di verde e di storia che sfugge al viaggiatore frettoloso e distratto, ma non certo a quanti giungono ben informati nella nostra città, con in tasca un moderno Baedeker.

Del resto ogni visita alla città di Napoli dovrebbe partire proprio da qui, non fosse altro che per poter ricalcare le orme dei viaggiatori del Gran Tour. Fino alla metà del Settecento, quando grazie agli scavi avviati da Carlo di Borbone cominciarono a riaffiorare le vestigia dell’antica Ercolano, la tomba di Virgilio era, dalle nostre parti, praticamente l’unica emergenza archeologica degna di nota.

Accresceva l’attrattiva del luogo adiacente l’antica via di collegamento tra Napoli e Pozzuoli, la cosiddetta Crypta Neapolitana, la quale stimolava gridolini di stupore e commenti estasiati a quanti la percorrevano in carrozza. le sensazioni che si provavano erano realmente forti, se Goethe, il 27 febbraio 1787, si trovò a scrivere: “”Oggi mi sono dato alla pazza gioia, dedicando tutto il tempo a queste incomparabili bellezze…. la spiaggia, il golfo, le insenature del mare, il Vesuvio, la città, i castelli le ville…! Questa sera ci siamo recati alla grotta di Posillipo nel momento in cui il sole tramontando, passa con i suoi raggi fino alla parte opposta. Ho perdonato a tutti quelli che perdono la testa per questa città…””

L’incanto dei luoghi, la possibilità di godere della vista di un panorama impareggiabile, suscitarono un grande interesse negli artisti di passo a Napoli tra Sette e Ottocento. Innumerevoli sono i dipinti, gli acquerelli e le incisioni che raffigurano questo antro buio, limitato da accessi ammantati da una vegetazione bizzarra, non solo di capperi e rovi, ma anche d’ alberi d’alto fusto piegati dal vento e protesi sulle rovine. Immagini talora di nitida precisione, talaltra di sapore romantico, ma sempre fritto del personale rapporto che gli artisti stabilirono con questi luoghi sospesi tra storia e mito. In grado ancor oggi di stimolare la creatività contemporanea: come dimostra l’omaggio a Virgilio di Lello Lopez, tracciato nell’aprile 2004 e qui riprodotto. (L.A.)