Affreschi di S. Maria dell’Idra

All’ imbocco della Grotta di Posillipo si trovava sino alla metà del Quattrocento la chiesa di S. Maria dell’Idra, edificata forse nell’VIII secolo o addirittura nel V, come un atrio sacro a protezione del viaggiatore che s’inoltrava nella grotta, contrapponendo la sacralità cristiana ai culti pagani di Priapo e di Mitria che avevano precedentemente animato il luogo.

Le trasformazioni operate nel tunnel da Alfonso d’Aragona, consistenti in un notevole abbassamento del piano di calpestio, comportarono la demolizione della cappella, di cui rimasero tuttavia gli affreschi sui due lati delle pareti rupestri. Essi raffigurano la Madonna Odigitria tra S. Giovanni Battista e (probabilmente) S. Giovanni Evangelista e S. Luca. Il termine Idria, o Itria, posto accanto all’intitolazione della Madonna, deriva dalla parola Odigitria, che significa “colei che indica la via”.

Secondo la tradizione la Madonna Odigitria sarebbe stata dipinta da San Luca quando la Vergine, in un’icona, oggetto in seguito di numerose varianti. La scelta raffigurante l’Odigitria, coerentemente associata all’immagine di S. Luca (identificato solo nel 1999), è da porre verosimilmente in relazione al fatto che la Grotta sorgeva su un tratto della via Puteolana, lungo la quale la Vergine avrebbe dovuto indicare il giusto cammino. L’evangelista campeggia nell’incavo della nicchia orientale, raffigurato da vecchio, con lo sguardo fisso del veggente ed una tunica gialla con la stola rossa, colto nell’atto di intingere uno stilo entro una vaschetta (con probabile riferimento alla professione medica o a quella di pittore).

I restauri hanno rivelato che il San Luca, la cui resa evoca le miniature del tardo Duecento, rappresenta il primo fresco della parete, mentre la Madonna è da identificare come l’ultima di almeno quattro stratificazioni. La Vergine, raffigurata entro un’edicola gotica, emerge da un vivace drappo verde, avvolta in un manto azzurro morbidamente panneggiato. Il Bambino è invece colto nel gesto, infinitamente tenero, di accostare il viso a quello della madre, aggrappandosi con una mano al manto e toccandone con l’altra il mento.

Quest’iconografia può definirsi appunto della Vergine della tenerezza (Glikophilousa), diffusa nelle icone bizantine dell’XI secolo come variante dell’Odigitria (la stessa caratterizza anche la Madonna lignea di Piedigrotta e la Madonna dell’Idria della chiesa di San Gregorio Armeno). La qualità sottile dei volti e dlle capigliature, sia della Vergine che del Battista, unitamente alla resa prospettica della mano che regge il Bambino, sono riconducibili all’opera di un maestro napoletano di formazione postgiottesca, da identificare forse con il cosiddetto “Maestro delle Tempere Francescane”. L’affresco di S. Maria dll’Idra può dunque essre collocato alla metà del XIV secolo, in un momento successivo al maremoto del 1343, come lascia supporre anche il ritrovamento di una monetina, un denaro a misura di Giovanna d’Angiò, rinvenuta sul gradino della mensa durante i lavori di restauro. (A.P.)